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Post on Theatre


Ad occhi chiusi in scena al Teatro Due Roma dal 29 gennaio al 10 febbraio

Pubblicato da postontheatre su 30 Gennaio 2013, 11:45am

Tags: #Recensioni

Ad occhi chiusi locandina 2di Luca Nigro

La psiche umana spesso nasconde verità indicibili. Il testo Ad occhi chiusi, scritto e diretto da Luca Pizzurro, scandaglia a fondo le perversioni di un uomo di mezz’età attratto dai bambini. La controversa opera teatrale racconta il tema raccapricciante della pedofilia dal punto di vista del carnefice, non della vittima. La difficoltà di riuscire a narrare le pulsioni deviate che spingono un adulto a compiere gesti così malati è evidente, eppure l’autore riesce a trasmettere al pubblico le fantasie e le convinzioni che dimorano i pensieri del pedofilo, colpendo gli spettatori allo stomaco e al cuore.

 


 

La scena si apre accogliendo il pubblico in un salotto arredato semplicemente, con una poltrona di pelle rossa al centro della palcoscenico. Un uomo sulla cinquantina, Bruno, entra nella stanza ancora in pigiama sulle delicate note di un pianoforte. Sembra avere un’aria distinta e perbene ma, man mano che si racconta, mostra il suo lato marcio rivelando la sua vera natura. Il complesso monologo fa crescere la sensazione di disgusto e rabbia nella sala fino a raggiungere il suo apice quando, alla fine, si scopre qual è il ruolo che il protagonista riveste nella società e quale punizione lo attende.


 

La regia meticolosa di Luca Pizzurro esalta una pièce per nulla facile, interpretata alternativamente da Pierfrancesco Mazzoni, Francesco Falabella e Guido Saudelli. Il debutto dello spettacolo ha visto in scena proprio Mazzoni il quale, con enfasi e trasporto, è stato in grado di focalizzare l’attenzione del pubblico anche sui minimi dettagli del suo personaggio dal comportamento. Molto interessante, infine, il gioco di luci ed ombre che danzano sulle note musicali che fanno da sottofondo. Portare in scena in scena uno spettacolo su un argomento delicato come questo richiede molto coraggio e trovare un attore che decida di calarsi nelle vesti di un mostro e di assumersi la responsabilità di sostenere l’odio della sala nei confronti del suo personaggio è sicuramente un’impresa ardua. Pizzuzzo è riuscito a realizzare il suo esperimento con successo, coinvolgendo ben tre attori per uno stesso ruolo, confrontandosi quindi con tre tipi di regia diversi per raggiungere un traguardo davvero ragguardevole.

 

 


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