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Il giardino dei ciliegi di Anton Cechov dal 20 al 25 settembre al Teatro Nuovo Colosseo: uno spettacolo sempre attuale

Pubblicato da postontheatre su 21 Settembre 2011, 02:50am

Tags: #Recensioni

Locandina - Il giardino dei ciliegi

di Luca Nigro

Leggere la realtà attuale attraverso una rappresentazione teatrale scritta più di un secolo fa può risultare complesso, quasi inverosimile, eppure la Compagnia Sperimentale Viviana di Bert riesce a trasmettere tutta la contemporaneità dell’ultima opera del noto drammaturgo russo Anton Cechov. La platea del Teatro Nuovo Colosseo, che sorge all’ombra dell’antico Anfiteatro Flavio, era quasi completamente gremita il 20 settembre in occasione della prima di questa versione de “Il giardino dei ciliegi” e le aspettative del nutrito pubblico non sono state di certo disattese.

La storia di una famiglia aristocratica russa ormai decaduta, costretta a vendere all’asta i suoi possedimenti terrieri, tra cui anche il rinomato giardino dei ciliegi, si intreccia con l’ascesa sociale di mercanti e nuovi ricchi e con le speranze, i sogni e le ambizioni dei giovani studenti. La trama, apparentemente semplice poiché nella mente dell’autore doveva essere una commedia leggera, attraverso uno sviluppo farsesco degli eventi mostra nella sua interezza il dramma sociale che scuoteva la Russia dell’epoca, nella quale un’aristocrazia lasciva e vacua dissipava le ricchezze accumulate negli anni a vantaggio della nuova borghesia, la cui cupidigia la rendeva cieca e sorda verso i bisogni ed il dolore dei più deboli, i contadini e gli operai sfruttati e affamti. L’unica voce che richiama alla ragione, seppur eccedendo spesso nell’idealismo, arriva dal giovane studente speranzoso. L’impressionante coincidenza con quanto accade oggi nel nostro Paese, dove una casta politica malinconica ed ancorata al passato sta svilendo quanto di buono c’era per favorire una manica di loschi individui, di meschini faccendieri, mentre il popolo, con gli studenti in testa, manifesta il proprio dissenso è fin troppo evidente.

Il timbro sensibile ed emotivo della meticolosa regia di Viviana di Bert, che in apertura legge una lettera dell’Ambasciata Giapponese nella quale si ringrazia la Compagnia per aver dedicato lo spettacolo alle vittime del terremoto a Fukushima e per aver devoluto la metà dell’incasso per aiutare la ricostruzione in quell’area, non lascia spazio ad errori. Gli attori della compagnia, tra i quali spiccano le prove di Irene Romalli, pregevole nel ruolo di Lubja, di Gianluca Esposito, convincente e passionale nella sua interpretazione dello studente Trofimov, e di Andrea Bellocchio, capace di raffigurare impeccabilmente la spietata voglia di rivalsa del mercante Lopachin, esaltati dall’arpa di Linnea Malmberg, coinvolgono gli spettatori, la cui attenzione è costantemente sollecitata e rapita. La scenografia essenziale ed il bianco dei costumi di scena regalano un’atmosfera di virginale candore attraverso la quale sembra possibile volgere lo sguardo verso un passato dai colori così vividi da farlo assomigliare al presente.

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