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La Torretta Valadier cornice d’eccezione per “Il canto di amore e morte dell’Alfiere Cristoph Rilke”

Pubblicato da postontheatre su 4 Dicembre 2011, 19:51pm

Tags: #Recensioni

ilcantodiamore.JPGdi Luca Nigro

Roma è ricca di luoghi molto suggestivi che per loro stessa natura sono in grado di imporsi come sfondi di rappresentazioni teatrali di qualsiasi carattere o ambientazione. La Torretta  Valadier, uno degli antichi varchi della città eterna situato ad uno degli estremi del romantico Ponte Milvio, rappresenta il miglior palcoscenico su cui riprodurre “Il canto di amore e Morte dell’Alfiere Cristoph Rilke”, una delle opere più emozionanti ed appassionate prodotte dal grande scrittore boemo Rainer Maria Rilke, messa in scena da una delle interpreti più illustri del panorama teatrale italiano, la celebre Gabriella Corini.

Il capolavoro dello scrittore e poeta austro-boemo, pubblicato nel 1912 e tradotto da Maria Teresa Ferrari, narra le gesta del giovane alfiere Cristoph Rilke, morto nel 1663, appena diciottenne, in Ungheria, combattendo contro i Turchi nel corso della campagna guidata da Raimondo Montecuccoli. Nonostante la distanza temporale tra gli avvenimenti raccontati e la pubblicazione della stesura definitiva, questa meravigliosa opera ebbe un successo travolgente, soprattutto perché molti soldati mandati giovanissimi al fronte fecero di questa struggente storia il loro grido di dolore. L’attrice e regista rivela di aver scelto questo testo “non solo per amore della poesia più pura, ma perché nel contesto bellico in cui ci troviamo, mi sembra indispensabile e doveroso porre attenzione su ciò che è per la nostra anima. L’alfiere Christoph Rilke aveva diciotto anni e venne trucidato dai turchi senza parteciparne la motivazione. Lui voleva solo tornare a casa.”

L’intensa tragicità della narrazione è esaltata dall’adattamento di Gabriella Corini, brava a rendere scorrevole un testo complesso ed articolato, nel quale la prosa cede spesso il posto alla poesia. La passione dell’attrice e la sua spiccata sensibilità impreziosiscono un’opera già in origine emotivamente ricca. La luce fioca delle candele che soffusamente illuminano la sala della Torretta Valadier acuisce le percezioni sensoriali degli spettatori, rapiti dalle toccanti parole che descrivono gesta tanto eroiche quanto dolorose. La scelta di rappresentare quest’opera in un luogo tanto coinvolgente lascia negli spettatori l’auspicio che un’esperienza simile possa ripetersi perché non sia l’ultima.

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